I componenti fondamentali (tensioattivi) che costituiscono i detersivi sono pochi e ben identificati

Le aziende che producono tensioattivi sono molto grandi ed operano in regime di oligopolio

In moltissimi casi, i tensioattivi impiegati dai produttori di detersivi, grandi o piccoli, multinazionali o locali, sono i medesimi

Le formulazioni dei detersivi di diverse marche sono molto simili e, a volte, uguali

In alcuni casi, le materie prime della detergenza vengono utilizzate anche nella cosmetica

Nel settore della detergenza l’innovazione di prodotto è molto rara, l’innovazione di marketing è molto più frequente

Spesso, i prodotti che rivendicano prestazioni innovative, in realtà offrono vantaggi minimi e poco percettibili dall’utilizzatore

I detersivi non profumano per loro natura, viene aggiunta una fragranza al formulato

Le fragranze per detersivi sono in gran parte costitute da materie prime di origine sintetica. Queste materie prime sono prodotte da grandi aziende oligopoliste o, addirittura, monopoliste.

A volte, nei detersivi, il packaging incide più del formulato nella formazione del costo.

Non tutti i detersivi che si dichiarano “amici” dell’ambiente sono in realtà più “ecologici” di altri

Esiste un sistema volontario dell’Unione Europea che promuove la presenza sul mercato di prodotti a ridotto impatto ambientale e concede ai produttori l’utilizzo di un marchio di qualità ecologica. Questo marchio si chiama Ecolabel e viene concesso esclusivamente a prodotti che soddisfano stringenti requisiti ambientali e prestazionali

I prodotti che i supermercati vendono con il proprio marchio (c.d. “Private Labels”) non sono fabbricati né confezionati da loro

Le “Private Labels” sono prodotte da imprese industriali altamente specializzate

In alcuni casi, le aziende che producono “Private Labels” sono le stesse che fabbricano i grandi marchi industriali

In molti casi, la qualità delle “Private Labels” è paragonabile a quella di grandi marchi industriali

Il prezzo di vendita dei prodotti di marca, oltre ai costi vivi di produzione, deve coprire ingenti investimenti in pubblicità